Jacopo Deyla

Esperto di Accessibilità e Usabilità

Come cancellarsi da UBER

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Da qualche giorno ho letto di UBER, e visto quanto se ne perla, ho deciso di provarlo e registrarmi, sebbene qui a Bologna non sia ancora attivo.

Il fatto che mi obblighi a inserire numero di cellulare e forma di pagamento, non è simpatico, ma è comprensibile, quindi ho accettato le condizioni e mi sono registrato.

il bello di NON poter scegliere (di andarsene)

 

Ho provato e ho verificato che qui da me non c’è nulla. L’idea mi è piaciuta, soprattutto perchè è passata sotto la forma di libertà, ma libertà non è e qui comincia il percorso ad ostacoli.

Tutti questi ostacoli sembra che passino da problemi di usabilità del sito o del servizio, in realtà danno l’impressione di essere voluti. Certamente scoraggiano l’uscita.

Non c’è modo di scollegare un pagamento

Tutti i siti che vendono (es. iTunes, Amazon, ecc.) ti chiedono una forma di pagamento valida, ma non ti obbligano a mantenerla attiva per forza. Se devi cambiarla, puoi vivere in una fase di transizione in cui al tuo account non è collegato nulla, semplicemente non compri.

Qui invece è impossibile scollegare un pagamento a meno di non inserirne un altro.

Non c’è una ragione legale per cui io non possa rimuovere un mio dato dal loro server, sensibile come il numero della mia carte di credito. L’unica nota positiva è che la verifica del pagamento, almeno non mi costa nulla, al contrario di quanto avviene altrove.

Non c’è modo di cancellare l’account

Almeno non ce n’è uno visibile, ma nemmeno uno difficile da trovare. O forse è così difficile, che ammetto di non essere riuscito a trovarlo.

Il contratto che si sottoscrive, dice chiaramente che il modo per cancellarsi c’è ed è sul sito. Fosse un sito in linea da qualche giorno capisco, ma un’assenza così grave, non ha giustificazioni.

Lo dice in tutte le lingue, e in tutte le lingue dice che per problemi legali, bisogna andare in Olanda a discuterne.

Non ci sono istruzioni

Se io non sono in grado di trovare una informazione, ho comunque sempre il supporto e una bella lista di FAQ.

Sono diverse le aree in cui si può provare a cercare aiuto: nozioni di base, problemi comuni, gestire il mio account, politiche. Tutte possibili ma tutte misteriosamente prive di questa informazione non solo utile a tutti, ma anche inserita nel contratto.

Non puoi chiedere supporto

La sezione del supporto, gestita con un servizio esterno è un altro esempio di usabilità che non funziona. Una serie di ostacoli ed errori, che tanto fanno il gioco del una volta che sei dentro, non puoi uscire.

Il form di supporto non si usa da utente registrato su UBER: una volta che fai login su UBER, su support.uber.com non sei collegato. Mentre sul sito del supporto, esiste solo il bottone registrati, ma ti registra su UBER chiedendo la carta di credito e tutto il resto!

Puoi comunque usare il form di supporto, ma non viene inviato a meno che tu non confermi l’email che dovresti ricevere dopo aver inviato il modulo.

Solo che la mail non la ricevi mai! E così li giustifichi a non risponderti: non hai confermato, noi non abbiamo ricevuto alcuna richiesta…

L’unica scelta è usare i social network

Hanno un canale per tutti: twitter, facebook, G+ ecc.

Dopo un giro sulla pagina Facebook ci si rende conto che è un canale in una sola direzione: loro pubblicano messaggi che ti invitano a usare UBER, la gente risponde polemica sul servizio, il fatto che sia illegale ecc. ecc.

Quale miglior canale del profilo Twitter allora, per segnalare: è veloce, fatto apposta per rispondere alle richieste al volo!

Se il primo tweet poteva non arrivare, ed è strano che una New-Co che basa il suo servizio sulla rete e sulla velocità, non si accorga di un tweet, il secondo doveva arrivare a segno.

Esistono anche i canali locali di Uber, ma sono fatti per gestire le questioni sulle corse, sul servizio vero e proprio, non è certo il luogo adatto dove fare certi tipi di domande.

La questione sicurezza è grave: si può usare contro la mia volontà!

Non posso cancellarmi: l’unica cosa che posso fare ecancellare l’app, ma il mio account resta comunque attivo sul loro sito.

Il che significa che qualcun altro potrebbe installarsela sul cellulare ed usare le mie credenziali per accedere. Possibilità remota, ma è comunque possibile basta provare con la mia email e cercare di indovinare la password.

Qualcun altro, a mio nome, potrebbe prenotare delle corse e pagarle con la mia carta! E io non avrei modo di chiedere supporto, perchè il supporto non rispionde, nè bloccare il pagaento, perchè non posso scollegarlo.

Uber la possibilità di NON poter scegliere (di andarsene)

Questo articolo ovviamente mi mette più a rischio di quanto lo fossi prima, ma non mi pare sensato tacere, sperando di sopravvivere ad attacchi di hacker in cerca di passaggi gratis su auto lussuose.

 

Ultime notizie

Ho provato con una email  support@uber.com scovata da qualche parte sul sito, e il gentile supporto, mi ha chiarito i miei dubbi.

  • Cancellarsi da soi, a dispetto di quanto afferma il contratto, non è nè segnalato nè possibile.
  • Rimuovere la propria foto, la carta di credito nemmeno
  • Se uno vuole, può cancellare l’app, ma anche se nn usugfruisce del servizio resta utente del sito e lì vi lascia i propri dati

Se si vuole però, si riesce a venire cancellati, basta dirlo al supporto@uber.com e loro, a mano, ti cancellano

 

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cercocasa.bo.it – cerco casa a Bologna – non accessibile 2

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La storia del precedente articolo continua, e diventa interessante.

Innanzittutto brava @Twiperbole

Sono molto felice che sia giunta una risposta pubblica, su Twitter. Mi ero esposto in prima persona pubblicamente su twitter, e ho chiesto lo stesso ad Twiperbole quando mi ha comunicato l’indirizzo email della responsabile del progetto a cui scrivere.

Comunque complimenti al Comunde di Bologna. Risposta davvero apprezzabile. Dire chi è il responsabile di un sito e rispondere su Twitter.  I miei complimenti all’URP del Comune o chi per loro che gestiscono nel modo più corretto il canale.

La situazione però non migliora

Peccato però che la responsabile doriana.bortolini@comune.bologna.it  o chi per lei, per mezzo dell’account Twitter del progetto abbia risposto così:

@jdeyla @dsign_agency CercoCasaBo è un progetto pilota a target specifico e non un sito istituzionaleE’ stato il primo timido cinguettio di quell’account, e potrebbe essere l’ultimo.

Bisogna conoscere le cose per parlare

E’ evidente che se il sito non è stato fatto accessibile, è per via di una carenza nell’amministrazione: non c’è controllo centralizzato dei progetti web, non c’è una cultura dell’accessibilità diffusa.

L’obbligo della conoscenza dei temi dell’accessibilità è di legge dal 2004, quindi l’ignoranza, che non è mai ammessa per un cittadino, ancora meno lo è per i rappresentanti di una pubblica amministrazione.

Questo denota un’altra carenza, formativa in questo caso, del comune. Perchè la legge dice che  l’amministrazione deve formare il proprio personale sui temi dell’accessibilità.

Tutto questo pippone per dire cosa:

Che non puoi rispondermi che “è un sito destinato ad un targhet (alla @umarells) specifico”, perchè i destinatari sono tutti i potenziali giovani interessati a cercare casa a Bologna, e spesso per motivi di studio.

@CercoCasaBo significa quindi che non è accessibile perchè è rivolto a giovani carini e disoccupati? sicuri di quel che dite? @dsign_agency

Peggio non poteva rispondere, per chi conosce il tema accessibilità web è noto. Forse solo un’applicazione web di una PA destinata ai vigili del fuoco potrebbe non essere accessibile. Perchè solo i pompieri e pochi altri per legge, non possono avere disabilità e quindi solo in casi così eccezionali si può derogare.

crediti-e-partner-cercocasaboitE’ o non è un sito pubblico, pagato con soldi pubblici?

Dai crediti sul sito gli sponsor sembrano tutti pubblici: governo, comune, università. Il mandante di questo sito è un ufficio del comune, l’ufficio giovani. Viene promosso dai canali pubblici del Comune. E’ pubblico, mi dispiace, risposta sbagliata.

Peggio non potevano rispondere

Perchè mi sorge spontanea questa considerazione: ma se siete una PA, visto che il vostro obbligo è, come dice l’articolo 3 della Costituzione, rimuovere le barriere e permettere a tutti di partecipare alla cosa pubblica, perchè non avete fatto un sito rivolto si ai giovani, ma che li mettesse tutti sullo stesso piano?

Qualcosa tipo mostrare  accanto alle stanze e case in affitto,  anche indicazioni sull’accessibilità delle stesse? Bastava poco, davvero poco per fare una cosa utile, elevata, nuova, etica.

Così non va ancora, potete fare di meglio, cerchiamo una soluzione insieme?

Perchè l’idea di abbattere gli affitti in nero e migliorare le condizioni delle case è ottima, non buttiamo via l’acqua col bambino…

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cercocasa.bo.it – cerco casa a Bologna – non accessibile

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case-in-vendita-cercocasaboitE’ sempre la solita storia. Il comune di Bologna mette online un altro sito e ancora una volta non è a norma.

Questa volta si tratta di http://cercocasa.bo.it/

In un periodo in cui il Governo chiede già da un anno, di ridurre il numero di siti pubblici,tra gli altri motivi,  anche per risparmiare, un altro sito va online.

Il fornitore anche questa volta è esterno D-Sign ma del rispetto delle regole neanche l’ombra: secondo la legge il contratto richiederebbe un sito accessibile, ed uno non a norma va online.

Se sull’accessibilità molto è opinabile esistono 2 requisiti oggettivi (codice e colore) e nessuno dei due è valido.

Che cosa non va

Di solito di dice “delle due l’una” ovvero:

  1. il sito non è stato richiesto a norma, e quindi il dirigente dell’ufficio giovani, o chi per lui, ad esempio il responsabile dei sistemi informativi,  è responsabile della cosa e deve giustificarne il perchè.
  2. Oppure è stato chiesto a norma, il fornitore non lo sa realizzare nel modo consentito dalla legge e nessuno lo ha verificato.

La gran parte della responsabilità sta nel Comune: è ovvio che se una legge ti chiede dei costi in più e nessuno paga se non la rispetti, si può anche ignorare. Il problema è che una pubblica amministrazione deve rispettare a legge. E poi mettiamoci anche quel minimo di etica che l’accessibilità sottende: fare un sito accessibile è fare un sito per tutti.

Perchè non va

Se per i T-Days si poteva anche capire che forse la fretta aveva impedito una verifica precisa dell’accessibilità, in questo caso non ci sono scuse, nessuna. Fare un sito del genere significa che a Bologna vogliamo che trovino casa solo quelli che ci vedono bene.
Ci sta che l’ufficio giovani abbia un rapporto consolidato con un fornitore, col quale si trova bene, e chieda prima a lui di fare il lavoro, ma gli aspetti che non vanno sono i più diversi:

  • il progetto: di dubbia validità
  • la realizzazione: non a norma su requisiti oggettivi, il che implica nessuna verifica
  • il fornitore e la sua scelta: non esiste su Bologna una società che allo stesso prezzo sappia realizzare un prodotto a norma?
  • le risposte: assenti fino al coinvolgimento di Iperbole e su Twitter
  • varie ed eventuali

Sicuramente tutto il processo di produzione del web comunale va rivisto: continuano a scappar fuori siti non accessibili.
Merita però un approfondimento  il progetto, che non è giusto criticare a priori. Se lo si critica, lo si deve fare con spirito costruttivo, perchè non è giusto sputare sul lavoro ed il sudore degli altri, che magari ci hanno anche messo un po’ di cuore. Anche perchè questo affare, l’ho pagato anche un po’ io con le mie tasse, e anche qualche cittadino disabile che non lo può leggere perchè il contrasto  di colori non è sufficiente.

Anche il progetto lascia a desiderare

case-in-vendita-cercocasaboit1

Serve davvero un nuovo sito per cercare casa a Bologna? Le parole simili a  ”casa in affitto” sono tra le più costose su Google, questo perchè esistono ennemila siti  e applicazoni per trovare case o stanze in affitto.
Così a freddo la domanda sorge spontanea: “Che probabilità di successo ha questo sito?”

E a freddo direi, poche, tra un anno sarà come un fantasma che vaga nella rete… a meno che il comune e l’università non lo pompino per un anno come luogo ideale per cercare casa.

Se lo fanno però devono avere dei contenuti da offrire. Parliamone.

Oggi si trovano case in affitto a 10€.

Giuro che le affitto tutte io se quegli annunci sono veri, e le do gratis agli homeless che stan cominciando a ritagliarsi angolini riparati sotto ai portici.
Sono annunci andati su per caso? Sono stati inseriti per metterne almeno una 30-ina e non i 6 che ci sono davvero? Che controllo c’è? Che affidabilità? Che qualità?

altri portaliLasciamo perdere, davvero non andiamo oltre… o forse si, ci sono un sacco di altri siti per noi gggiovani (come direbbe @umarells)che meriterebbero attenzione.

Basta provare a guadagnare, anziché spendere!

Non risponde mai nessuno quando si parla di accessibilità. Non c’è mai il responsabile. Ma qui si spendono soldi pubblici e se lo si fa, lo si fa per dare un servizio che altrimenti nessuno darebbe. O perchè se lo da il pubblico lo da meglio, in modo neutro. O per tanti altri motivi.

Ma non era meglio investire quei pochi euro che è costato per fare altro? Anzi magari ci si poteva anche guadagnare, facendo un accordo con un sito che fa solo quello, o facendo anche una bella astae questa volta non più al ribasso come fanno le PA., ma al rialzo:

  • si sceglieva il sito immobiliare che faceva l’offerta più alta e che poteva garantire più pubblico,
  • La concessione era per un tempo limitato, per mantenere aperto il mercato.
  • Si chiedeva pure che almeno la sezione dedicata fosse accessibile e per una volta la PA faceva quel che ci si aspettava da lei, ovvero la promozione della cultura dell’inclusione.

Ma no, niente di tutto questo: un sito pagato da noi, e pure non  norma. E non è l’eccezione, è la regola del nostro Comune.

Una nota (polemica) di colore per D-Sign

Altra piccola obiezione che ho fatto è sul CMS con cui è stato realizzato il sito. Esistono un sacco di software per fare e gestire i siti Web, molti di essi sono gratuiti, e la Regione ne ha anche fatto una piccola ricognizione.  Cito la cosa per un fatto di colore, giusto perchè al tweet

@CercoCasaBo bell'idea! ma... mi è d'obbligo: sbaglio o il vostro è un sito fatto da una PA? lo avete chiesto #accessibile?

nessuno ha risposto per un po’, quindi ho aspettato e ho ricinguettato

@CercoCasaBo @Twiperbole risposta ancora attesa: come mai un nuovo sito PA è su #CMS proprietario (@dsign_agency ) e non è accessibile?

E qualcosa si è mosso, evidentemente qualcuno (@Twiperbole) che sa, che se fai un account su Twitter, poi hai l’obbligo di rispondere o non sei più credibile. @Twiprbole ha girato la cosa a qualcuno e da parte del Comune ora attendo risposta.

Non si è però fatta attendere troppo neanche la risposta del fornitore. Che se da una parte, a pelle, scagionerei perchè imputo la maggior parte delle colpe al cliente. Dall’altra però non perdono completamente, perchè ho esempi di fornitori che hanno passato la vita ad evangelizzare le PA per convincerle del loro obbligo verso l’accessibilità (es. Idea Futura).

Questa la risposta:

tw3

A questo punto un tweet non mi basta più per rispondere, anche se con un tweet ho risposto… Il concetto va esteso, perchè un po’ polemico lo sono. E se qualcuno lo reputo dalla parte del torto, mi sta un po’ su, che alzi la testa e mi zittisca. Sono umano. Polemico e umano. Perchè è umano che se passi anni a sistemare l’accessibilità dei siti tutti i giorni, poi ti irriti se la gente se ne frega dei suoi obblighi.

D-Sign mi aspettavo una risposta più costruttiva, e se vogliamo una minima ammissione di colpa. Niente umiltà, vi faccio le pulci. :-)

Ok il CMS è opensource, vi credo.

Mi piace e lo voglio, perchè il mio blog lo faccio con un Worpress vecchiotto ed è ora di cambiare. Ma dov’è il vostro oggettino? Come faccio a scaricarlo? Sul vostro sito non ne trovo alcun accenno. Ho cercato ma non ho trovato, colpa mia ovviamente. Come si chiama?

Non mi aiutate, lanciate il sasso e mi abbandonate alla mia ricerca.
Provo con Google. Lo cerco in rete con i vostri meta

<meta name="generator" content="OxCMS by D-sign.it" /> 

ox-cms_1319568413283

E trovo http://oxcms.org/ che mi ricorda tanto Worpress.
Ho un’allucinazione? Indago, no no, sotto c’è proprio scritto che è fatto con WordPress. E io che volevo tanto cambiare… ach

Ma WordPress è un bel CMS. E WordPress piace a D-Sign, che ci ha fatto pure il proprio sito. Il proprio, non quello del” Cerco casa” del Comune, o dello stesso progetto giovani, sponsor del sito in oggetto.
La cosa un po’ mi turba. OxCMS è un clone di WordPress autorizzato?
Cosa dovrei pensare?

Siamo nel mondo delle ipotesi.

D-Sign rivende un CMS opensource, “rimarcandolo”?
D-Sign ha fatto una modifica a Worpress di una certa versione, che da al Comune ma intanto D-Sign usa Worpress, stavolta aggiornato e protetto in tutte le sue vulnerabilità?
D-Sign fa un CMS opensource, non lo distribuisce a nessuno, e non lo dice in giro. Non lo mette su source forge. Non lo registra in CMS-Matrix e simili.
D-Sign ha inventato WordPress ma per troppa umiltà non se ne prende i meriti e fa finta di usarne un altro.

E’ timidezza? E’ troppa umiltà?
Non so , sono ipotesi. Forse è colpa mia. Forse D-Sign ha ragione, io non ho scoperto la verità e ho lanciato una falsa accusa. Dovevo solo prendere le parole open-source per quel che sono, il codice è aperto ed è in mano al Comune. E io avrei dovuto chiedere al Comune:

Perchè usate un CMS proprietario?

Ehi! Aspettate un secondo, ma io l’ho chiesto! D-Sign mi aveva quasi fregato! E io che credevo che almeno a metà della mia domanda avessero risposto!

Conclusione

Per ora resto in attesa di entrambe le risposte. La conversazione prosegue su Twitter

https://twitter.com/#!/jdeyla